La cervicite: sintomi, diagnosi, cura

Quando si parla di cervicite si fa riferimento a una infiammazione che interessa il collo dell’utero, la parte inferiore del canale vaginale; essa può riguardare la mucosa che funge da rivestimento della superficie esterna del collo uterino (esocervite), o la parte più interna, costituita da epitelio e ghiandole del canale cervicale e dell’istmo uterino (endocervite). In alcuni casi è possibile avere forme acute, molto rare e di breve durata; nella maggior parte dei casi la cervicite si presenta in forma cronica, con una durata media superiore ai sei mesi e quasi sempre più resistente ai trattamenti.

La cervicite è generalmente causata da agenti trasmissibili sessualmente; l’agente eziopatologico maggiormente coinvolto nell’insorgenza dell’infiammazione è la clamidia (42% dei casi), seguita da gonorrea e da altri fattori meno frequenti quali l’herpes genitale, la sifilide e la tricominasi. Tra le altre cause si possono annoverare anche processi allergici scatenati, ad esempio, dal contatto con il lattice del preservativo, alterazioni della flora microbica vaginale o eccessivo utilizzo di prodotti chimici irritanti.

Alcuni fattori di rischio possono predisporre all’insorgenza di questa patologia. Tra questi si annoverano l’inizio dell’attività sessuale in età precoce, una intensa attività sessuale con frequenti rapporti occasionali e non protetti con partner a rischio, una storia pregressa di malattie trasmesse sessualmente. Per quanto riguarda l’insorgenza nel periodo della menopausa, la cervicite può essere ricondotta alla mancanza di estrogeni.Secondo il Centro Nazionale di Epidemiologia, la cervicite è asintomatica nel 75% dei casi; qualora si manifestino, i sintomi che permettono di riconoscerla consistono in perdite vaginali di colore giallastro, verdastro o grigio, con consistenza diversa a seconda del grado di infezione, tracce di sanguinamento dopo i rapporti sessuali o comunque non in corrispondenza delle mestruazioni, dispaneuria e dolori durante la minzione.

Cervicite: la diagnosi e la cura

Per diagnosticare la cervicite vengono utilizzati l’esame pelvico e il pap-test che consentono di verificare la presenza di infiammazioni in corrispondenza delle pareti vaginali. In alcuni casi potrebbe essere necessario eseguire un’ulteriore indagine di approfondimento, attraverso colposcopia o biopsia portio per differenziare, in particolare, tale lesione dal carcinoma al collo dell’utero che spesso, allo stadio iniziale, presenta stesso aspetto e sintomatologia.

Se l’infezione non regredisce spontaneamente e il medico ravvisa la necessità di intervenire, è possibile ricorrere a diverse terapie, a seconda che la causa sia di origine batterica o virale; verranno quindi somministrati antibiotici per via orale, intramuscolare o vaginale, oppure farmaci antivirali a uso locale o sistemico. In caso di forme croniche, è possibile ricorrere a terapie ormonali o cure termali e, in circostanze specifiche, a cauterizzazione mediante correnti ad alta frequenza o laserterapia.

La prognosi della cervicite si risolve generalmente al termine del ciclo di terapia; solo in casi più gravi essa può durare anche per alcuni mesi. E’ importante un intervento tempestivo nel riconoscimento e nel trattamento di questo tipo di infiammazione, anche per evitare che la lesione diventi cronica e abbia ripercussioni gravi sulla funzionalità dell’apparato riproduttivo. A tale proposito, si stima che ci sia una probabilità del 7% che una paziente con cervicite non trattata possa andare incontro ad infertilità; questo perché, risalendo lungo il canale cervicale, l’infezione può da qui giungere all’utero e alle tube, causandone l’infiammazione (salpingite).

Un modo per ridurre le probabilità di contrarre la cervicite è quello di avere rapporti sessuali protetti, specie in caso di partner occasionali e diversi; è inoltre preferibile evitare l’utilizzo di detergenti intimi troppo aggressivi, nonché il ricorso a frequenti lavande vaginali che potrebbero irritare una cute già molto delicata.

Può essere utile anche ricordare di pulirsi sempre, dopo aver utilizzato i servizi igienici, dalla parte anteriore verso quella posteriore, per evitare che i batteri presenti nelle feci vengano spinti in direzione della vagina e raggiungano il collo dell’utero.